

L’Old Fashioned non è solo un cocktail: è un pezzo di storia del bar.
È il drink che meglio rappresenta la miscelazione delle origini: pochi ingredienti, gesto sicuro, tecnica pulita.
Un bicchiere che parla di whiskey, di America, di eleganza antica.
Un cocktail che non è mai passato di moda—anzi, il suo nome significa proprio “alla vecchia maniera”.
La storia dell’Old Fashioned inizia addirittura prima del suo nome.
Nel 1806, un giornale del New York State definisce per la prima volta la parola cocktail come:
“una bevanda stimolante composta da alcol, zucchero, acqua e bitter”.
Questa è esattamente la struttura dell’Old Fashioned.
Per questo è considerato il primo cocktail vero e proprio della storia.
A metà Ottocento, il drink veniva chiamato semplicemente Whiskey Cocktail.
Era il cocktail standard degli uomini d’affari, dei gentlemen e dei primi bar americani.
Ingredienti:
Nessuna decorazione, nessun eccesso.
Solo equilibrio, amarezza e carattere.

Alla fine dell’Ottocento cominciano a comparire cocktail più elaborati: frutta, liquori colorati, zuccheri aromatizzati, tecniche nuove.
I clienti più tradizionalisti iniziano a chiedere:
“Give me a cocktail the old-fashioned way.”
“Dammi un cocktail alla vecchia maniera.”
I bartender capiscono perfettamente:
whiskey, zucchero, bitter, acqua.
Nasce così il nome Old Fashioned.
Una delle storie più famose attribuisce la creazione del drink al Pendennis Club, un elegante circolo privato di Louisville (Kentucky).
Secondo la tradizione:
Non è certo al 100%, ma Louisville oggi rivendica il cocktail come patrimonio locale.
Durante il Proibizionismo (1920–1933):
L’Old Fashioned però resiste, proprio grazie alla sua semplicità. Nel dopoguerra torna prepotentemente nei menu dei migliori bar americani.
Oggi è uno dei drink più venduti al mondo secondo IBA e Drinks International.
Gli ingredienti sono gli stessi del 1806:
Il segreto è la tecnica:
il drink va costruito direttamente nel bicchiere, con gesti lenti e precisi.