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Storia del Mojito: origine e curiosità!

Non esiste spiaggia, terrazza o aperitivo estivo dove il Mojito non trovi il suo posto. Rum, lime, menta, zucchero di canna e soda: pochi ingredienti, un equilibrio perfetto, e un profumo che da solo basta a evocare il mare. Ma dietro questo bicchiere così semplice si nasconde una storia lunga quasi cinquecento anni, fatta di corsari, evoluzioni di ricetta e uno scrittore che lo ha reso immortale.

Dai Caraibi del Cinquecento a "El Draque"

La leggenda porta il racconto fino al XVI secolo, nelle acque calde dei Caraibi, dove il celebre corsaro inglese Sir Francis Drake solcava il mare al servizio della corona britannica. Per resistere al caldo e alle dure condizioni di vita a bordo, i suoi uomini avrebbero preparato una bevanda rudimentale a base di aguardiente de caña — un distillato grezzo antenato del rum — mescolato con succo di lime, zucchero grezzo e hierba buena, una varietà locale di menta selvatica cubana.

Questa miscela, ribattezzata "El Draque" in onore del corsaro, veniva usata tanto per dissetarsi quanto, secondo la tradizione popolare, come rimedio contro lo scorbuto grazie alla vitamina C del lime. È il primo, sfumato antenato del Mojito.

Va detto con onestà che questa origine resta più leggenda che documento storico: nessuna fonte dell'epoca la conferma con certezza, ma è il racconto che accompagna il Mojito da generazioni ed è ormai parte della sua identità.

Anche l'origine del nome "Mojito" resta avvolta nel mistero, e le ipotesi accreditate sono diverse. C'è chi lo lega al mojo, il condimento tipico della cucina cubana a base di agrumi e aglio usato per marinare le carni. Altri lo fanno derivare dallo spagnolo mojadito, "umidiccio" o "bagnato". C'è anche chi lo ricollega a moje (o al diminutivo molecito), termine che in spagnolo indica una salsa ottenuta pestando gli ingredienti nel mortaio — un'immagine che richiama proprio il gesto di lavorare la menta nel bicchiere.

Dai ricettari cubani di inizio Novecento al nome "Mojito"

Il percorso che porta al Mojito moderno passa attraverso i ricettari cubani della prima metà del Novecento. Una ricetta molto simile, chiamata "Mojo Criollo" — rum, lime e zucchero serviti con ghiaccio — compare già nel 1927 in un manuale cubano dell'epoca. Pochi anni dopo, nel 1929, un altro ricettario registra l'aggiunta della menta e della soda alla base di rum. Il nome "Mojito" nella forma che conosciamo oggi appare invece per la prima volta nel Manual Oficial del Club de Cantineros de la República de Cuba del 1930, il manuale ufficiale dell'associazione dei bartender cubani dell'epoca — un documento che si può ancora consultare online negli archivi digitali dedicati ai libri di miscelazione d'epoca.

La paternità della versione che beviamo oggi viene però attribuita quasi sempre a un luogo preciso: la Bodeguita del Medio, storico locale dell'Avana, dove il Mojito trova la sua forma definitiva e la fama che lo accompagnerà nel mondo.

Hemingway e la consacrazione internazionale

Se il Mojito nasce cubano, è nella seconda metà del Novecento che diventa leggenda mondiale, complice la frequentazione dei locali dell'Avana da parte di Ernest Hemingway. Lo scrittore, grande appassionato di rum e di vita caraibica, ne fece uno dei suoi drink d'elezione durante i suoi soggiorni cubani degli anni '50, contribuendo a proiettare il cocktail ben oltre i confini dell'isola, tanto da renderlo indissolubilmente legato al suo nome ancora oggi.

Oggi il Mojito è un cocktail ufficiale IBA (International Bartenders Association), preparato quotidianamente in ogni angolo del mondo — anche se, va detto, non sempre nel modo corretto. La versione "pestata", con lime e menta schiacciati con forza sul fondo del bicchiere insieme a ghiaccio tritato, è una variante molto diffusa fuori da Cuba ma tecnicamente diversa dalla preparazione originale, che prevede una menta trattata con delicatezza per evitare le note amare rilasciate da una lavorazione troppo aggressiva.

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